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Parole in storia: MANDONISMO

di Jean Pierre Chauvin
traduzione di Jacopo Bassi

Sin da tempi biblici, vicino è sinonimo di nemico [1]

(Patrícia Melo).

«Mandonismo» [2], in Brasile, è una parola di uso controverso. Uno dei primi a impiegare il termine fu il medico e giornalista Manuel Antônio de Almeida (1830-1861) [3], in una recensione del romanzo O Comendador, di Pinheiros Chagas. Nel testo egli legava la politica alla cultura, in termini per nulla elogiativi: politici per caso, letterati per svago, tutti quelli che hanno audacia si elevano e si impongono, e nessuno sa che cosa sia più da ammirare in loro, se l’impudenza o l’ignoranza.

Da sempre il termine è oggetto di discussione, soprattutto da parte di storici, sociologi, psicoanalisti e filosofi. Gli intellettuali brasiliani ne hanno fornito numerosi esempi e ne citiamo qui alcuni: il «gusto di comandare» a cui faceva riferimento Gilberto Freyre in Padroni e schiavi [4]; la transizione dal senhor de engenho [5] al colonnello latifondista comprovata da Victor Nunes Leal in Coronelismo, Enxada e Voto [6]; la commistione di poteri nel sistema coloniale messa in evidenza da Raymundo Faoro in Os Donos do Poder [7]; le origini dell’autorità istituzionale illustrate da Maria Isaura Pereira de Queiroz in O Mandonismo local na vida política brasileira e outros ensaios [8]; il carattere intrinseco dell’autoritarismo nella formazione del popolo brasiliano discusso da Marilena Chaui in Brasil: mito fundador e sociedade autoritaria [9]; la deliberata perpetuazione delle differenze fra classi sociali, che è stata dimostrata da Jessé Souza in A Ralé Brasileira [10].

Tre sembrano essere i tratti caratterizzanti del mandonismo, almeno secondo la storiografia portoghese-brasiliana: 1. La naturalizzazione del privilegio come dono di Dio (o della ricchezza o dell’origine familiare), sotto la tutela di una legge che escluda ogni possibilità di discuterlo; 2. la concentrazione di potere e prestigio in un ristretto gruppo di uomini, a scapito di quasi tutti gli altri; 3. la sovrapposizione della sfera pubblica all’ambito privato.

Uno dei tratti comuni a coloro che comandano risiede nei criteri discutibili che essi stabiliscono per spiegare la loro posizione di preminenza e giustificare le proprie azioni. Per definizione, il mandão [11] si rallegra nell’esercitare il potere, sia esso grandissimo o insignificante. Abituato a vedere prontamente esauditi i suoi capricci (in molti casi sin dalla prima infanzia), ritiene di essere migliore di quelli che opprime; considera giusto occupare una posizione superiore rispetto a quelli che considera che siano sotto di sé, sia nelle classi sociali “inferiori”, sia nell’organigramma dell’azienda, sia nella famiglia di cui è a capo. Nel suo ristretto vocabolario il «merito personale» giustificherebbe il fatto che alcuni giungano per primi e/o detengano molto più capitale (finanziario, culturale o simbolico) di altri. Potremmo fare riferimento a Sigmund Freud, Wilhelm Reich, Theodor Adorno ed Erich Fromm per affermare che, in termini generali, il soggetto autoritario rivela tratti narcisistici. Guardando ai rapporti interpersonali, il mandão è colui che giustifica l’esercizio della sua autorità sulla base di cliché come questi: «Mi devi rispettare, perché sono più vecchio»; «Mi devi obbedienza perché il capo sono io»; «A casa mia, sono io quello che comanda». È sintomatico che uno dei detti più popolari tra i brasiliani sia ancora: «chi ha il potere comanda, chi ha giudizio ubbidisce».

Che cosa significa ciò? Che dietro argomentazioni inconsistenti – spesso basate sull’ideologia imprenditoriale, sulla concezione economica ultraliberista e sull’incapacità di comprendere i limiti dell’altro –, il mandonismo sarebbe giustificato da una sorta di razionalismo perverso basato sul discorso fallace e sul falso moralismo, che può essere riassunto da un altro famoso adagio: «fai quello che dico, non fare quello che faccio».

Evidentemente la questione non può ridursi al campo psicologico e neppure allo spettro (più o meno autoritario) di chi esercita il potere. Il mandonismo, chiaramente, non nacque con la letteratura o la società del XIX secolo. Da un punto di vista storico-sociale, questo enorme potere personale giunse in Brasile verso la metà del XVI secolo, quando le autorità portoghesi trasferirono le direttive e le lettere regie a capitani e governatori generali: queste funsero da fondamento anche per la creazione e il governo delle piccole città, negli anni che seguirono. Dalla capitania di Vicente a quella di Bahia, passando per Rio de Janeiro, Espírito Santo, Minas Gerais, Pernambuco, Maranhão e Grão Pará, si diffuse la pratica di scegliere gli «uomini buoni», i «capi locali» – religiosi, senhores de engenho, laureati in legge e in diritto canonico e alti funzionari del regno – come rappresentanti del potere d’oltremare [12]. Analogamente al potere delegato dalla Corona ai capitani donatari [13] e ai Governatori generali, i capitanati del Brasile estesero i tentacoli della legge agli accampamenti, alle comarche, ai villaggi e alle città, interferendo direttamente nell’adattamento delle Ordenaçoes (ordinanze) del Regno [14] al clima, ai rilievi, alla fauna e alla flora locali. In questo senso la lettura del saggio di Maria Isaura Pereira de Queiroz sul mandonismo in ambito locale è un passaggio ineludibile. La studiosa mostra come:

La politica della madrepatria [il Portogallo] riguardo alla fondazione di cittadine e villaggi variava a seconda del fatto che queste si trovassero sulle terre della Corona o fossero proprietà private; le prime erano protette e ampliate, le seconde, a volte venivano addirittura proibite ma erano generalmente malviste: uno dei modi che aveva la Corona per agire contro di loro era negare l’elevazione dei villaggi allo status di cittadine [15].

A fianco dei dati raccolti dalla sociologa, sorge una seconda questione: il modo in cui si scrive e si insegna la storia nelle scuole brasiliane. Come segnala Marilena Chaui, un “mito fondatore” attraversa la storiografia nazionale:

Se diciamo mito fondatore, è perché, come tutte le fundatio, questo mito impone un legame interno con il passato come origine, cioè con un passato che non finisce mai, che rimane perennemente presente e, per questa ragione, non consente l’opera di distacco cronologico e di comprensione del presente in quanto tale. In questo senso, parliamo del mito anche in senso psicoanalitico, cioè come impulso alla ripetizione di qualcosa di immaginario, che crea un blocco alla percezione della realtà e impedisce di affrontarla [16].

Come funziona? Chi sarebbe l’attore responsabile della reiterazione degli stereotipi e del corroborare nozioni imprecise di successo e incapacità, correlandole a un “livello” sociale più o meno elevato, al potere d’acquisto e d’influenza? Per quanto incredibile possa sembrare, questa concezione deplorevole è incoraggiata – come principio, metodo e obiettivo – nella maggior parte delle istituzioni educative, comprese le università. Come afferma Jessé Souza:

È lo stesso ragionamento economicista, che astrae sistematicamente gli individui dal loro contesto sociale, che trasforma anche la scuola, pensata astrattamente e fuori dal suo contesto, in un rimedio per tutti i mali della nostra disuguaglianza. In realtà, la scuola, pensata isolatamente e in astratto, legittimerà solo, con il “timbro dello Stato” e il consenso dell’intera società, da un lato l’intero opaco processo sociale di produzione di individui “nati per il successo” e, dall’altro di individui “nati per fallire”. Dopo tutto, il processo di competizione sociale non inizia a scuola, come pensa l’economicismo, ma è già ampiamente predeterminato nella socializzazione familiare pre-scolastica prodotta da differenti “culture di classe” [17].

Di norma è relativamente facile riconoscere un mandão, dato che solitamente è una persona dotata di una personalità egocentrica che si compiace della sottomissione degli altri, sopravvaluta i piccoli gesti che intraprende nella misura diretta in cui svaluta le azioni, per quanto grandiose, di coloro che considera i suoi subordinati. Il mandonismo è spesso abbinato al paternalismo, che non deve essere confuso con la protezione, la cura e l’affetto, ma è segnale del dominio, della coercizione e dell’indifferenza.

È emblematico come il gusto sadico del comando abbia spesso ispirato episodi nella letteratura brasiliana, come in O Ateneu [18], di Raul Pompeia (1888), nelle Recordações do Escrivão Isaías Caminha [19], di Lima Barreto (1909), nell’odissea sertaneja del Grande Sertão: Veredas [20], di João Guimarães Rosa (1956) o nel paternalismo destruttrante di Lavoura Arcaica [21], di Raduan Nassar (1975).

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NOTE


[1] MELO, Patrícia, Gogmagog, Rio de Janeiro, Rocco, 2017, p. 13.

[2] Il termine indica, secondo la formulazione del sociologo Paulo Henrique Novaes Martins de Albuquerque una forma di controllo e repressione arbitraria e senza limite di cui si servivano i padroni per ristabilire l’ordine. MARTINS; Paulo Henrique N. Martins «La récupération du “développement” par l’oligarchie dans le Nordeste brésilien ou la modernisation agraire détournée», in Revue Tiers Monde, 126, 1991, pp. 391-412, p. 401 [ndT].

[3] È curioso notare come nell’anno precedente alla pubblicazione della recensione del romanzo di Chagas, Almeida avesse pubblicato il suo unico romanzo, Memórias de um Sargento de Milícias, la cui trama si dipana a partire dalle astuzie di Leonardo, che pur essendo tenuto sotto la stretta supervisione del maggiore Vidigal – una delle figure più autoritarie e potenti della letteratura brasiliana – non mancava di commettere diversi errori, apparentemente in nome dell’ordine, della moralità e dei buoni costumi.

[4] FREYRE, Gilberto, Padroni e schiavi: la formazione della famiglia brasiliana in regime di economia patriarcale, Torino, Giulio Einaudi, 1965 [ed. orig.: Casa-grande & senzala: formação da família brasileira sob o regime de economia patriarcal, Rio de Janeiro, Maia & Schmidt, 1933]

[5] Questo è il modo con cui venivano designati i proprietari delle piantagioni di canna da zucchero e degli zuccherifici ad esso annessi. L’amministrazione dell’economia era allora basata sulla monocoltura e il latifondo, sulla formazione di modello di famiglia patriarcale e sulla funzione essenziale della schiavitù come manodopera; caratteristiche, queste, che contornarono la colonizzazione portoghese dell’America. Fu in questo contesto che si consolidarono le gerarchie politiche, le stratificazioni sociali, i privilegi che persistono in larga misura anche nella società di oggi [ndT].

[6] […] la concentrazione della proprietà è, ancora, al giorno d’oggi, la questione dominante nella nostra vita rurale. LEAL, Victor Nunes, Coronelismo, enxada e voto: o município e o regime representativo no Brasil, 2ª ed., São Paulo, Alfa-Ômega, 1975, p. 26 [ed. orig.: 1949].

[7] FAORO, Raymundo, Os Donos do poder. Formação do patronato político brasileiro, Rio de Janeiro – Pôrto Alegre – São Paulo, Ed. Globo 1958.

[8] QUEIROZ, Maria Isaura Pereira de, O Mandonismo local na vida política brasileira e outros ensaios, São Paulo, Alfa-Omega, 1976.

[9] CHAUI, Marilena de Souza, Brasil: mito fundador e sociedade autoritaria, São Paulo, Fundação Perseu Abramo, 2006.

[10] SOUZA, Jesse, A Ralé Brasileira: quem é e como vive, Belo Horizonte, Editora UFMG, 2009.

[11] Il termine definisce, secondo il dizionario Priberam: «1. chi o colui che comanda arrogantemente; 2. [per estensione] chi o colui che comanda con autorità dispotica». URL: < https://dicionario.priberam.org/mandao > [consultato il 19 febbraio 2019]; secondo il dizionario Zanichelli Portoghese-Italiano, curato da Giuseppe Mea il mandão è il “caporione, capoccia”. S.v. «mandão», in MEA, Giuseppe (a cura di), o Dicionário Português. Português-Italiano, Porto – Bologna, Porto editora – Zanichelli, 2009, p. 688. Il politologo e storico José Murilo de Carvalho ne dà questa definizione: «Il mandão, il potentato, il capo, o anche il colonnello inteso come individuo, è colui che, in virtù del controllo di una risorsa strategica, di solito il possesso della terra, esercita sulla popolazione un dominio personale e arbitrario che impedisce di avere libero accesso al mercato e alla società politica. Il mandonismo non è un sistema, è una caratteristica della politica tradizionale. È esistito dall’inizio della colonizzazione e sopravvive ancora oggi in alcune isolate regioni. La tendenza farà sì che scomparirà completamente nella misura in cui i diritti civili e politici raggiungeranno tutti i cittadini. La storia del mandonismo si confonde con la storia della formazione della cittadinanza». CARVALHO, José Murilo de, «Mandonismo, Coronelismo, Clientelismo: Uma Discussão Conceitual», in Dados, 40, 2/1997, URL: [consultato il 21/2/2019] [ndT].

[12] «Il capitalismo monarchico del tempo delle scoperte – secondo la denominazione di Manuel Nunes Dias – influisce sulla connotazione per così dire anagrafica delle più modeste compagini territoriali ed economiche. Il miles, che conquista assicura e difende la terra, che il colono valorizza. Il tradizionale dualismo della spada e dell’aratro si esplica in forma più pacificata in terra brasiliana di quanto leggendariamente non sia avvenuto o non avvenga in altre regioni del pianeta. […]. E il potere politico, rigorosamente ispirato all’egida dell’appoderamento e della gestione dei beni materiali, costituisce la pratica uniformatrice delle molteplici connotazioni comunitarie, culturali». CAMPA, Riccardo, Ontem. L’elegia del Brasile, Bologna, Il Mulino, 2007, pp. 620-621 [ndT].

[13] «Nel 1534 Giovanni III divise tutto il Brasile in capitanie ereditarie che concesse a membri della piccola nobiltà. I capitani donatari, a loro spese, dovevano provvedere al popolamento e alla colonizzazione del territorio della capitania». SARAIVA, José Hermano, Storia del Portogallo, Milano, Bruno Mondadori, 2004, p. 136 [ndT].

[14] Il complesso delle norme giuridiche della legge portoghese [ndT].

[15]QUEIROZ, Maria Isaura Pereira, O mandonismo local na vida política brasileira e outros ensaios, São Paulo, Alfa-Ômega, 1976, p. 39.

[16] CHAUI, Marilena, Brasil: mito fundador e sociedade autoritaria, São Paulo, Fundação Perseu Abramo, 2000, p. 9.

[17] SOUZA, Jessé, Introdução, ID. (org.), Ralé Brasileira: quem é e como vive, Belo Horizonte, Editora UFMG, 2009, pp. 17-18.

[18] POMPEIA, Raul, O Ateneu, Cotia, Ateliê, 2017.

[19] LIMA BARRETO, Afonso Henriques de, Caminhos de Criação: “Recordações do Escrivão Isaías Caminha”, São Paulo, Edusp, 2017, editado por Carmem Lúcia Negreiros Figueiredo e Célia Maria Ferreira.

[20] GUIMARÃES ROSA, João, Grande Sertão: Veredas, Rio de Janeiro, José Olympio, 1956.

[21] NASSAR, Raduan, Lavoura Arcaica, São Paulo, Companhia das Letras, 2016.

Bibliografia essenziale

Bibliografia essenziale

  • ADORNO, Theodor W et al., The authoritarian personality, 4 voll., Segrate, Edizioni di comunità, 1997.
  • ARENDT, Hannah, Che cos’è l’autorità?, in ID., Tra passato e futuro, Garzanti, Milano 1999, pp. 130-192.
  • CARVALHO, José Murilo de, «Mandonismo, Coronelismo, Clientelismo: Uma Discussão Conceitual», in Dados, 40, 2/1997, URL:.
  • CHAUI, Marilena, Brasil: mito fundador e sociedade autoritaria, São Paulo, Fundação Perseu Abramo, 2010.
  • DUNKER, Christian, Mal-Estar, Sofrimento e Sintoma: uma psicopatologia do Brasil entre muros, São Paulo, Boitempo Editorial, 2015.
  • FREUD, Sigmund, Escritos sobre a psicologia do inconsciente, Rio de Janeiro, Editora Imago, 2004.
  • FREUD, Sigmund, Psicologia delle masse e analisi dell’Io, Torino, Einaudi, 2013.
  • FROMM, Erich, Avere o essere?, Milano, Mondadori, 2012.
  • GUIMARÃES ROSA, João, Grande Sertão, Milano, Feltrinelli, 2007.
  • LEAL, Victor Nunes, Coronelismo, enxada e voto: o município e o regime representativo no Brasil, 2ª ed., São Paulo, Editora Alfa-Ômega, 1975.
  • LIMA BARRETO, Afonso Henriques de, Caminhos de Criação: “Recordações do Escrivão Isaías Caminha”, São Paulo, Edusp, 2017.
  • MELO, Patrícia, Gogmagog, Rio de Janeiro, Rocco, 2017.
  • MILLS, Charles W., Politica e potere, Milano, Bompiani, 1970.
  • VNASSAR, Raduan, Lavoura Arcaica, São Paulo, Companhia das Letras, 2016.
  • POMPEIA, Raul, O Ateneu, Cotia, Ateliê, 2017.
  • QUEIROZ, Maria Isaura Pereira de, O mandonismo local na vida política e brasileira e outros ensaios, São Paulo, Editora Alfa-Ômega, 1976.
  • REICH, Wilhelm, Psicologia di massa del fascismo, Milano, Centauria, 2018.

Video

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Narcisismo e la cultura dell’indifferenza di Christian Dunker

Un video dedicato al tema del “Narcisismo e la cultura dell’indifferenza” di Christian Dunker, psicanalista e professore dell’Università di San Paolo. Il video fa parte di una serie realizzata dai membri del gruppo A Casa do Saber.

Trailer di Lavoura Arcaica

Il trailer di Lavoura Arcaica (2011), di Luiz Fernando Carvalho, trasposizione cinematografica del romanzo di Raduan Nassar.

Galleria di immagini

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Slavery in Brazil, by Jean-Baptiste Debret (1768-1848)

1.Un quadro del pittore Jean Baptiste Debret che mostra la crudele punizione di uno schiavo nel Brasile della prima metà del XIX secolo.

Caricature by Angelo Agostini

2. Una serie di vignette realizzate dal caricaturista brasiliano Angelo Agostini che mostrano il vasto campionario di crudeltà inflitte agli schiavi dal potere arbitrario della figura del mandão.

Credits

  • Immagine 1: DEBRET, Jean Baptiste, Voyage Pittoresque et historique au Bresil, 3 voll, Paris, Firmin-Didot, 1834-1839.
  • Immagine 2: AGOSTINI, Angelo, Scenas da escravidão patrocinadas pelo partido da Ordem, sob o glorioso e sábio reinado do Senhor D. Pedro II o Grande, in Revista Ilustrada, 427, 18 febbraio 1886.

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DIACRONIE - Studi di Storia Contemporanea

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