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Parole in storia: IRREDENTISMO

di Luca G. Manenti

Il lemma «irredentismo» ha fatto il suo ingresso nel linguaggio politico occidentale nella seconda metà del XIX secolo. Nel 1877 il repubblicano Matteo Renato Imbriani, durante un discorso tenuto ai funerali del padre, chiamò «irredente», cioè in attesa di riscatto, le terre italofone sottoposte al governo di Francesco Giuseppe, auspicandone il passaggio alla madrepatria. Un obiettivo, questo, conforme alle aspettative alimentate dalla propaganda risorgimentale, che aveva calcato sul principio della coincidenza fra Stato e nazione. Un giornalista austriaco creò con intenti ingiuriosi il termine «irredentismo», che, in un continuo rimbalzo di citazioni, venne adottato dai patrioti italiani, nel senso qualitativo inverso, per battezzare il movimento in favore dell’accorpamento all’Italia del Trentino e della Venezia Giulia. Nel 1880 Paulo Fambri deprecò la scelta degli irredentisti d’imprimere sul proprio biglietto da visita un «aggettivo di canzonatura coniato a Vienna» [1], e pertanto da ricusare, surrogatorio degli appellativi generici e ormai scoloriti di «piemontesi» e «italianissimi» [2].

Il sostantivo, nato come un «-ismo» di «terza classe», per riprendere una tassonomia recente, vale a dire denotante «un’accezione degenerativa» del concetto dal quale era stato fatto sorgere [3], risentì della glorificazione da un lato e della demonizzazione dall’altro compiute, rispettivamente, dai democratici, fautori di una revisione della mappa europea in chiave nazionale, e dai conservatori, postisi a difesa dello status quo. Tale distinzione di campi, semplificazione di una realtà più articolata, comprendente una fetta di moderati che non rinunciarono né al sogno espansivo, da realizzare con mezzi diplomatici, né alla fedeltà ai Savoia, alleati dal 1882 agli Asburgo e quindi desiderosi di non compromettere i rapporti col vicino, andò pian piano sfumando i contorni, finché, a ridosso della prima guerra mondiale, l’irredentismo fu abbracciato dai nazionalisti e divenne l’ingrediente di vasti progetti di natura imperiale. Esso raggiunse, così, il massimo grado d’applicabilità a un largo ventaglio d’attori differenti, dai mazziniani ai corifei dell’anti-slavismo, concordi, in merito alla necessità di dar battaglia all’Asburgo, su cosa e su come, ma lontanissimi sul perché.

A un decennio dall’apparizione, Policarpo Petrocchi inserì le voci «irredentista» e «irredento» nel Novo dizionario universale della lingua italiana [4], incubando il germe di un’inarrestabile epidemia verbale. È stato scritto che una terminologia inedita presuppone la nascita di un ideale inedito e la presenza di attivisti impegnati a concretizzarlo [5]. La veloce accoglienza nelle enciclopedie pubblicate nella penisola e all’estero [6] del neologismo qui preso in esame e dei suoi derivati, può essere considerata il precipitato di una condizione giunta a maturazione, il sintomo della preesistenza di un sentire che aveva trovato adeguata veste lessicale.

Del vocabolo va sottolineata la pregnanza religiosa: con «redenzione» i Vangeli alludono alla liberazione dal peccato offerta da Gesù con il suo sacrificio. Frequente fu il ricorso a idiomi appartenenti al codice comunicativo cristiano da parte di coloro che aderirono al Risorgimento, massime da Mazzini [7], sebbene molti avessero abbracciato una concezione secolarizzata della politica e, in taluni casi, idee decisamente anti-clericali [8]. Secondo Charles Forbes il garibaldinismo fu, per i suoi combattenti, «in tutto e per tutto una religione come lo era quella maomettana, con i seguaci fanatici del profeta nei primi giorni del Corano» [9]. La sacralizzazione della politica e la trasfigurazione del patriota-soldato in eroe eternato della causa nazionale erano processi che derivavano direttamente dalla Rivoluzione francese. Nell’Ottocento italiano i fautori dell’unificazione mutuarono da oltralpe le moderne forme di divulgazione politica, imbevute di suggestioni religiose, dando vita a un originale tessuto semantico cui s’intrecciò il filo dell’irredentismo, fenomeno pienamente calato nella temperie del secolo decimonono e insieme, stando alle periodizzazioni canoniche, fuori tempo massimo per poter vantare l’attributo di «risorgimentale», sebbene nel 1951 Attilio Tamaro avesse diversamente opinato: «Poiché la parola era nuova, essa diede l’impressione che si volesse iniziare una nuova lotta, mentre in verità si trattava della continuazione del Risorgimento, non potendosi considerare compiuta l’unità nazionale finché l’Italia non fosse arrivata alle sue frontiere naturali e storiche» [10].

Se una discussione sulla data ad quem del Risorgimento, se Porta Pia o Vittorio Veneto, e di conseguenza sullo statuto dell’irredentismo come suo elemento organico, sarebbe oziosa (e spinosa, vista la curvatura destrorsa della seconda ipotesi) [11], non vi possono essere dubbi sulla partecipazione di questo a quello sotto le specie della cultura e del linguaggio. Basti accennare all’efficace retorica di Giosue Carducci, il cantore della Terza Italia. Il 18 dicembre 1882, due giorni prima dell’esecuzione di Guglielmo Oberdan, egli licenziò un articolo sul «Don Chisciotte» in cui il giovane triestino assumeva le fattezze santificate di un «martire della religione della patria» [12],. Un’esaltazione morale del sacrificio per la salute dell’Italia, dunque, dalle sfumature fortemente misticheggianti, che rimarrà cifra essenziale del frasario patriottico fin oltre la prima guerra mondiale: nelle lettere, nella memorialistica, nei necrologi del periodo le terre «irredente» divennero oggetto di discorsi fitti di nessi alla tradizione cristiana, definite spesso «come “sacre”, “consacrate” dal sangue dei caduti» [13].

Il sintagma «irredentismo» è stato poi assegnato a esperienze politiche sviluppatesi in disparati spazi geografici, dalla Grecia all’Irlanda alla Macedonia, e a distinti contesti cronologici [14], raggiungendo nel Novecento il pieno successo nella funzione di grimaldello interpretativo per comprendere le complicate dispute territoriali scaturite da eventi quali la disgregazione degli imperi multietnici, la decolonizzazione, il collasso dell’Unione Sovietica, la frantumazione della Jugoslavia. Promosso a modello teorico d’eccellenza in virtù di un’elasticità conclamata dall’uso, esso si è rivelato idoneo per l’analisi di situazioni e quadri ambientali dissimili l’uno dall’altro, lontani nel tempo e nello spazio dalla fucina linguistica che l’aveva plasmato [15].

Si è perciò assistito, negli ultimi anni, a uno sforzo aggiuntivo di descrizione da parte di compilatori di tesauri e dizionari politici, soprattutto d’area anglofona, non tutte le volte, va detto, accompagnato da una sicura conoscenza dei fatti nostrani, senza la quale le radici dell’espressione non possono essere colte per intero. «It originally referred to the political movement during the latter half of the 19th century to detach Italian speakers from Swiss and Austro-Hungarian control and bring them into the newly formed Italian state», recita alla voce «Irredentism» l’Encyclopedia of Nationalism [16], che lascia inspiegato il motivo dell’inserimento del Canton Ticino nella lista delle zone rivendicate a fronte dell’esclusione di Malta, Savoia, Corsica e Nizza, perdendo da una parte l’occasione di pervenire a un soddisfacente livello di completezza definitoria, confondendo dall’altra la gerarchia delle priorità degli irredentisti, che sempre anteposero a qualsiasi altra meta la conquista di Trento e Trieste (per estensione: del Trentino e della Venezia Giulia). Finalmente unite – o ri-unite, dal punto di vista dei militanti – al Regno le due città, sarebbe stato il fascismo a porre in cima all’agenda della politica internazionale italiana il possesso delle isole mediterranee sotto sfera inglese e francese [17], decretando la finale e decisiva estromissione dell’irredentismo dalla dimensione democratico-repubblicana da cui era scaturito.

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NOTE


[1] FAMBRI, Paulo, La Venezia Giulia. Studii politico-militari, Venezia, P. Naratovich, 1880, p. 165.

[2] DE FRANCESCHI, Camillo, «Il Circolo Garibaldi di Trieste per l’Italia irredenta», in Rassegna Storica del Risorgimento, XXXVIII, 3-4/1951, pp. 342-354, p. 342.

[3] ORNAGHI, Lorenzo (a cura di), Politica. Vocabolario, Milano, Jaca Book, 1996, p. 253.

[4] PETROCCHI, Policarpo, Novo dizionario universale della lingua italiana, vol. 1, Milano, Treves, 1887, p. 1276.

[5] BILLINGTON, James H., Con il fuoco nella mente. Le origini della fede rivoluzionaria, Bologna, Il Mulino, 1986, p. 370.

[6] Vedi la voce Irrédentisme in Le Grand Robert de la langue française, vol. 4, Paris, Le Robert, 2001, p. 379, dove viene fatta risalire la prima menzione di questa parola in un dizionario francese al 1890.

[7] RIALL, Lucy, «I martiri nostri son tutti risorti!». Garibaldi, i garibaldini e il culto della morte eroica nel Risorgimento, in JANZ, Oliver, KLINKHAMMER, Lutz (a cura di), La morte della patria. La celebrazione dei caduti dal Risorgimento alla Repubblica, Roma, Donzelli, 2008, pp. 23-44; BEALES, Derek, BIAGINI, Eugenio F., Il Risorgimento e l’unificazione dell’Italia, Bologna, Il Mulino, 2005, p. 81.

[8] CONTI, Fulvio, Italia immaginata. Sentimenti, memorie e politica fra Otto e Novecento, Pisa, Pacini, 2017, p. 65.

[9] RIALL, Lucy, Garibaldi. L’invenzione di un eroe, Roma-Bari, Laterza, 2011, p. 368.

[10] TAMARO, Attilio, Irredentismo, in Enciclopedia Italiana, vol. 19, Roma, Treccani, 1951, pp. 567-569, p. 567.

[11] CASALENA, Maria Pia, Centocinquant’anni (e più) di discorsi antirisorgimentali, in EAD. (a cura di), Antirisorgimento. Appropriazioni, critiche, delegittimazioni, Bologna, Pendragon, 2013, pp. 3-25, p. 17.

[12] BRAMBILLA, Alberto, «Carducci, carduccianesimo e irredentismo a Trieste: note per un percorso bibliografico», in Quaderni Giuliani di Storia, 1/ 1994, pp. 101-121, p. 114.

[13] JANZ, Oliver, Il culto dei caduti della prima guerra mondiale, in JANZ, Oliver, KLINKHAMMER, Lutz (a cura di), op. cit., pp. 63-79, p. 70.

[14] Irredentismo, in Lessico Universale Italiano, vol. 10, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1972, p. 664.

[15] Vedi ad esempio KROMM, David E., «Irredentism in Africa: the Somali-Kenya Boundary Dispute», in Transactions of the Kansas Academy of Science, 70, 3/1967, pp. 359-365; SUGANUMA, Unryu, Sovereign Rights and Territorial Space in Sino-Japanese Relations: Irredentism and the Diaoyu/ Senkaku Islands, Honolulu, University of Hawaii Press, 2000.

[16] Irredentism, Concept of, in Encyclopedia of Nationalism. Leaders, Movements, and Concepts, vol. 2, San Diego, Academic Press, 2001, p. 246.

[17] PACI, Deborah, Corsica fatal. Malta baluardo di romanità. L’irredentismo fascista nel mare nostrum (1922-1942), Firenze – Milano, Le Monnier – Mondadori Education, 2015.

Bibliografia essenziale

Bibliografia essenziale

  • CAPUZZO, Ester, Trieste, in Bibliografia dell’età del Risorgimento, 1970-2001, Firenze, L.S. Olschki, 2003, pp. 873-904, pp. 896-897.
  • GARBARI, Maria, «La storiografia sull’irredentismo apparsa in Italia dalla fine della prima guerra mondiale ai giorni nostri», in Studi Trentini di Scienze Storiche, LVIII, 1979, pp. 149-221.
  • MANENTI, Luca G., Massoneria e irredentismo. Geografia dell’associazionismo patriottico in Italia tra Otto e Novecento, Trieste, Irsml FVG, 2015.
  • MANENTI, Luca G., «Dall’irredentismo all’interventismo. I massoni triestini di fronte alla Grande guerra», in Quaderni Giuliani di Storia, 2/2015, pp. 195-214.
  • MANENTI, Luca G., PACI, Deborah (a cura di), Irredentismi. Politica, cultura e propaganda nell’Europa dei nazionalismi, Milano, Unicopli, 2017.
  • PACI, Deborah, Corsica fatal. Malta baluardo di romanità. L’irredentismo fascista nel mare nostrum (1922-1942), Firenze – Milano, Le Monnier – Mondadori Education, 2015.
  • SABBATUCCI, Giovanni, «Il problema dell’irredentismo e le origini del movimento nazionalista italiano», in Storia Contemporanea, I, 3/1970, pp. 467-502 e II, 1/1971, pp. 53-106.
  • TODERO, Fabio (a cura di), L’irredentismo armato. Gli irredentismi europei davanti alla guerra, Atti del Convegno di studi, Gorizia, 25 maggio, Trieste, 26-27 maggio, 2 voll., Trieste, Irsml FVG, 2015.

Galleria di immagini

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"Il confine italo-austriaco allo scoppio della prima guerra mondiale. In scuro le terre «irredente».

1. Il confine italo-austriaco allo scoppio della prima guerra mondiale. In scuro le terre «irredente».

"Francesco Giuseppe I imperatore d'Austria (1848-1916) e re d'Ungheria (1867-1916). Nella pubblicistica afferente alle frange radicali del movimento irredentista era soprannominato «il boia»."

2. Francesco Giuseppe I imperatore d’Austria (1848-1916) e re d’Ungheria (1867-1916). Nella pubblicistica afferente alle frange radicali del movimento irredentista era soprannominato «il boia».

"Immagine di propaganda irredentista: l'Italia combatte l'aquila bicipite asburgica.

3. Immagine di propaganda irredentista: l’Italia combatte l’aquila bicipite asburgica.

"Cartina europea del 1914 indicante i differenti confini politici ed etnici, che nell'ottica irredentista avrebbero dovuto coincidere.

4. Cartina europea del 1914 indicante i differenti confini politici ed etnici, che nell’ottica irredentista avrebbero dovuto coincidere.

Credits

  • Immagine 1: HALSEY, Francis Whiting, The Literary Digest. History of the World War, New York – London, Funk & Wagnalls Company, 1919.
  • Immagine 2: BANKS, Louis Albert, T. DeWitt Talmage. His Life and Work. Biographical Edition, London, O.W. Binkerd, 1902.
  • Immagine 3: The Literary Digest. A Repository of Contemporaneous Thought and Research as presented in The Periodical Literature of the World, New York, Funk & Wagnalls, 1890.
  • Immagine 4: SCHAPIRO, J. Salwyn, Modern and contemporary European history (1815-1921), Boston – New York – Chicago, Houghton Mifflin company, 1922.

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